EPISTOLARIO - pag. 68

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, giugno 1913
Carissimo padre,
la grazia di Gesù sia sempre con voi. Come farò a farmi intendere a ciò che sto per dire? Sento il bisogno di umiliarmi dinanzi al Signore e pregarnelo, se è in piacer suo, a condurre egli stesso la mia mano e farmi grazia ch'io sappia dire qualcosa delle grandi meraviglie, che la sua misericordia disvela nell'anima mia. Quanta terribile cosa, padre mio, è il patire dell'anima! Una creatura si miserabile, quale io mi sono, mi sento comprendere d'un sacro tremore in mettere mano a trattare di questo soggetto e mi confondo per non poter trovare termini adatti a bene esprimermi.
L'anima mia che sempre più va ricevendo favori da Dio non è soddisfatta, che anzi geme sempre e sospira perchè sempre le si raddoppia il dolore. Di giorno in giorno a lei si scoprono sempre più le grandezze del suo Dio ed a tale luce, che sempre più viva in lei si va facendo, arde dal desiderio di a lui unirsi con vincoli indissolubili.
Vede in questa luce quanto questo adorabile Signore merita d'essere amato e si sente sempre più infiammata per lui. Ma, oh Dio!, questo stesso desiderio di unirsi a lui, di amarlo quanto ne può una creatura, le producono una gran pena vedendo sempre più quanto è lei separata e lontana dal possederlo senza il timore di pederlo.
Ma questo è in qualche modo ancora soffribile e paragonato ad un altro fuoco, che si va beatamente divampando, è un nulla. Spesso mi accade che mentre me ne sto tutto in me stesso mi avviene che ad un menomo pensiero che la morte possa tardare a venire per unirmi a Dio, in un subito, senza sapere ciò donde, né come, mi sento percosso quasi da colpo di fulmine e come trapassato da saetta di fuoco.
Ahime, la ferita che ne ricevo è troppo più penetrante di quella che potrebbe produrre un fulmine sul corpo! Questa ferita la sento che non è aperta in quella parte in cui si risentono i dolori ordinari, ma nel più vivo dell'anima.
Stando in tale stato mi torna impossibile di pensare a cosa riguardante il mio essere. Fin dal primo istante le per queste cose assai imbarazzato, adesso non più.
Pare che Gesù desideri che la presente sia mostrata anche la padre Agostino; quindi se lo vedete mostrategliela, perchè troppo mi costerebbe di scrivere questa cose di bel nuovo.
Mi domandate poi in che consiste la pertinace volontà, spero di chiarirvelo con un esempio. Facciamo il caso che voi vi siete formato il concetto che in tale comunità vi sia la regolare osservanza, senza altra ragione se non quella che così dovrebbe essere. Se nessuno viene a dirvi il contrario, è facile che vi venga alle volte il sospetto che potreste sbagliarvi e credere esservi in quel convento la regolare osservanza, ma se altri vi mette sulle preventive allora è che vi date pertinacemente senza avvedervene a contrastarli e per conseguenza se il male esiste si va aumentando per mancanza di rimedi.
Ve ne supplico non fidarvi troppo ne di voi, ne di anime secolari, sebbene divote, in ciò che spetta al governo.
Fra Pio
(Epist. I, 365)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

Pagina 68 di 100

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100