EPISTOLARIO - pag. 73

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 28 luglio 1913
Mio carissimo padre,
la grazia di Gesù sia sempre con voi.
Oh quanto è vero che il silenzio degli altri sulla propria incertezza è dolorosissimo! Io per una dura esperienza ne comprendo la giustezza tutta del vostro si duro lamento. Ma non mi accusate senza prima avermi ascoltato.
Le vostre paterne lamentazioni sono state per il mio cuore come tante saette, perchè dovete sapere che allorchè lo spirito si trova alquanto sospeso teme fino l'ombra di una canna che si muove.
Per la locuzione del Signore al vostro riguardo non volli riferirvi il resto. Ma giacchè voi mi ordinaste che l'avessi compiuta, volli fare la prova a riferirvi il resto, ma il Signore, che si serve anche di quei cosacci per impedire il male, volle questa volta appunto servirsi di costoro per ciò fare. Ne feci la prova varie altre volte e quegli apostati impuri sempre mi hanno violentato.
Ne ho mosso lamento a Gesù e questi mi ha severamente aggredito e fortemente mi ha fatto intendere che lui ha dovuto servirsi appunto dei suoi nemici per impedire che i suoi ordini non venissero trasgrediti da questo meschinello. E poichè io alquanto stizzito gli ho detto che dovevo ubbidire, perchè era un superiore che mi comandava, lui senza offendersi punto di questa risposta un pò risentita, mostrandomi un dolce sorriso: "Lo vuoi, mi ha detto, figliol mio? Provatici. Te ne do licenza. Non avrai più violenza dai demoni".
Lieto di avergli strappato questo permesso, mi metto a tavolino per iscrivere. Ma che! La chiara locuzione, che si viva la tenevo scolpita nella mente, mi si è allontanata del tutto da essa da non ricordare più nulla. Sospettai allora, sebbene l'animo che si manteneva tranquillo mi avesse detto il contrario, che fosse anche questo un giochetto di quei brutti demoni.
Abbandonai il proposito per allora di scrivere. Mi alzo e mi metto a passeggiare per la stanza. Cosa strana! La locuzione è li scolpita chiaramente nella mente. Mi seggo nuovamente, prendo la penna per iscrivere ed il fenomeno mi si ripete. Esasperato per questo, cado in ginocchio dinanzi ad un'immagine del sacratissimo Cuore di Gesù, struggendomi tutto in lagrime ed in lamenti col dolce Signore, perchè aveva permesso a quei cosacci non solo di violentarmi nuovamente, ma ancora d'ingannarmi.(Sospettato che il permesso avutone di "provarmi a scrivere" fosse stato inganno del male spirito). Ma Gesù mi è apparso di nuovo "Non temere, io sono quello stesso che ti è apparso poco innanzi e che ti ho parlato di provarti a scrivere. Come mai tu hai potuto sospettare della verità? Quando imparerai a distinguere la voce del tuo padre e del tuo sposo?".
Queste poche parole sono state sufficienti a dissipare in un subito ogni timore: l'anima gode una pace indescrivibile. Poi Gesù continuò: "Sono io che ho agito questa volta nella tua mente per farti intendere, che tu nulla puoi quando ti proibisco di fare qualcosa. Adesso non oserai il trasgredire i miei ordini. Riferisci al padre tuo fedelmente tutto quello che si è andato svolgendo in te. Egli non oserà più importi di terminare la mia locuzione. A lui gli basta quel che per ordine tu gli trascrivesti".
State tranquillo, padre mio, e calmate le ansie del vostro spirito, poichè tengo a dichiararvi che ho tutti i buoni motivi per credere che siete bene accetto al Signore.
Mi avete sommamente afflitto colle vostre paterne si, ma assai dure riprensioni. Lo sa il Signore quante lacrime vado spargendo per voi, massime da che vi so afflitto! Non debbo mettermi a pregare per non presentarvi al dolcissimo Gesù. Non ho asceso mai all'altare senza raccomandarvi vivamente al celeste padre.
Il venti del volgente mese offersi il santo sacrificio per voi. Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte gli ho affidato il delicato ufficio di venirvi a consolare.
Io accetto volentieri questi vostri rimproveri e supplico la divina bontà del nostro Signore a voler continuare il mio martirio, a condizione che questo lo renda misericordioso verso di voi.
Quell'anima che vidi felice a voi non è nota. Quella seconda anima poi è per l'appunto quella sul cui spirito mi domandaste se potevate star tranquillo.
Riguardo poi a quella manifestazione fatta dal Signore continuamente, come voi mi dite, a quella seconda anima e che vi riguardano, ne ho supplicato nostro Signore, ma egli ha taciuto su questo punto. Se il Signore vorrà manifestarmi qualcosa al riguardo in avvenire, non mancherò di riferirvelo.
La cosa a me sembra che debba stare così. Quell'anima è accetta a Gesù. Ora detta manifestazione o vengono dal Signore ed allora è indubitato che molto è il guadagno che ne viene all'anima; oppure dal demonio o dalla propria fantasia. Se provengono da queste due ultime ipotesi, il Signore non permetterà mai che un'anima da lui ben vista rimanga avvolta in questo inganno per lunghissimo tempo. E se alle volte il Signore permette al nemico, per giusti fini, che un anima a lui ben gradita venga ingannata dal nemico, questo lo permette sempre per breve tempo; l'anima invece di scapitarci ci guadagna, e se non altro nulla viene a perderci.
Questo, secondo il mio modo di vedere, mi pare che debba intendersi di un'anima che si sforza di piacere sempre a Dio e che a lui si raccomanda per non essere ingannata.
Presentate, vi prego, i miei affettuosi saluti al padre lettore e assicuratelo che abbia un po' di pazienza, che gli prometto di scrivergli non appena il Signore me lo permetterà. Se il Signore lo vorrà, rassicuratemi sul mio spirito. In ogni caso mi rassegno, alla volontà del buon Gesù.
Pregate per chi vi tiene sempre presente
Fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 392)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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