EPISTOLARIO - pag. 74

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 2 agosto 1913
Mio carissimo babbo
Nostro Signore sia sempre con voi.
Nell'ultima vostra, alla quale rispondo con moltissimo ritardo, mi domandavate qualche cosa da dire a quelle due anime. Ho raccomandato più volte la cosa al nostro Signore, ed ecco quello che sembrami che lui vuole che io tratti, cioè della vanagloria per poterle a tempo prevenirle contro sì formidabile nemico.
Questo è un nemico proprio delle anime che si sono consacrate al Signore e che si sono date alla vita spirituale; e perciò a ben ragione può dirsi la tignuola dell'anima che tende alla perfezione. Essa vien detta dai santi tarlo della santità.
Nostro Signore per addimostrarci quanto la vanagloria sia contraria alla perfezione, ce lo dimostra con quella riprensione che fece agli apostoli, quando li vide pieni di compiacenza e di vanagloria, allorchè i demoni si mostravano obbedienti ad ogni loro comando: "Veruntamen in hoc nolite gaudere, quia spiritus subiiciuntur vobis".
E per radicar bene i tristi effetti di questo maledetto vizio nelle loro menti, allorchè riesce ad insinuarsi nei cuori, li atterrisce ponendo sotto i loro occhi l'esempio di Lucifero precipitato da tanta altezza per la vana compiacenza che si prese delle doti, a cui Iddio lo aveva innalzato: "videbam satanam, sicut fulgur de coelo cadentem".
Questo vizio intanto più è da temersi in quanto non ha virtù contraria per combatterlo. Infatti ogni vizio Ha il suo rimedio e la virtù contraria; l'ira si atterra colla mansuetudine, l'invidia colla carità, la superbia con l'umiltà e via, via dicendo; la sola vanagloria invece non ha virtù contraria per essere combattuta. Essa s'insinua negli atti più santi; e per fino nella stessa umiltà se non si è accorti innalza superba la sua tenda.
Il Crisostomo parlando della vanagloria dice: "Quantumvis bona feceris, volens compescere vanaglorium, tanto magis excitas eam", e quale ne è la sua causa? Lasciamo che la dica lo stesso santo dottore: "quia amne malum a malo nascitur; sola autem vanagloria de bono procedit; et ideo non extinguitur per bonum, sed magis nutritur".
Il demonio, caro padre, sa molto bene che un lascivo, un rapace, un avaro, un peccatore ha più da confondersi e da arrossire che da gloriarsi e perciò se ne guarda bene di tentarli per questo lato, ma se risparmia costoro da questa battaglia, non risparmia intanto i buoni, massime che si sforza di tendere alla perfezione. Tutti gli altri vizi predominano solo quelli che si lasciano vincere e dominare da essi, ma la vanagloria innalza la testa contro quelle istesse persone che la combattono e vincono. Essa prende animo di assalire gli stessi suoi espugnatori delle istesse vittorie che hanno portato contro lei. Essa è un nemico che non si fiacca mai, è un nemico che entra a guerreggiarci in tutte le nostre operazioni e se non si è accorti, se ne rimane vittima.
Infatti noi per sfuggire le lodi altrui preferiamo i diggiuni occulti e nascosti ai palesi, il silenzio al parlare eloquente, l'essere disprezzati all'essere tenuti in conto, agli onori i disprezzi; ahimè!, Dio mio, anche in questo, come suol dirsi, vuole ficcarsi essa il naso, assalendoci colle vane compiacenze.
Aveva ben ragione san Girolamo di paragonare la vanagloria all'ombra. Difatti lombra segue dovunque il corpo, ne misura persino i passi. Fugge questo, fugge anche lei; cammina a passo lento, anche lei a lui si uniforma; siede ed anche allora lei prende la stessa posizione.
Lo stesso fa la vanagloria, segue dovunque la virtù. Invano cercherebbe il corpo fuggire la sua ombra, questa sempre e dovunque la segue e le va appresso. Parimenti accade a che si è dato alla virtù, alla perfezione: più fugge la vanagloria e più si sente da lei investito. Temiamo, tutti, caro padre, questo nostro gran nemico; lo temano più ancora quelle due anime elette, perchè questo nemico ha un certo che di inespugnabile.
Stiamo sempre all'erta, non si lascia penetrare questo nemico sì formidabile nelle loro menti e nei loro cuori, perchè entrato ch'egli è, sfiora ogni virtù, rode ogni santità, corrompe tutto ciò che è di bello e di buono.
Cerchino di chiedere a Dio continuamente la grazia di essere preservato da questo vizio pestilenziale, perchè "omne donum perfectum desursum est, descendens de Padre luminum". Allarghino i loro cuori alla fiducia in Dio. Tengano sempre presente alle loro menti che tutto ciò che è di buono in esse è un puro dono di quella somma bontà del celeste Sposo.
S'imprimano bene nella mente, scolpiscano fortemente nei loro cuori e si persuadano che nessuno è buono "nisi Deus" e che noi non abbiamo se non il nulla. Vadano meditando assiduamente quello che san Paolo scrive ai fedeli di Corinto: "Quid habes, quod non accepisti? si autem accepisti, quid gloriaris, quasi non acceperis?". "Non quod simus - dice altrove - sufficientes cogitare aliquid a nobis, quasi ex nobis; sed sufficientia nostra ex Deo est". Quando si sentiranno tentate di vanagloria, ripetano con san Bernardo: "Nec propter te coepi, nec propter te desinam": non ho incominciato il mio viaggio nelle vie del Signore? Dunque per esse voglio proseguire, per esse seguitar il mio cammino. Se il nemico l'assale per la santità della loro vita, gli gridino in viso: la mia santità non è effetto dello spirito mio, ma sibbene ne è effetto lo spirito di Dio che mi santifica. Questo è un dono di Dio, è un talento prestatomi dal mio Sposo, perchè io traffichi con esso, per rendergliene poi a suo tempo stretto conto del guadagno fattone.
Tengano nascosto ciò che di bene va operando in esse il loro Diletto; le virtù sono come chi tiene un tesoro, il quale se non è tenuto celato agli occhi degli invidiosi verrà rapinato. Il demonio è sempre vigilante; è il peggiore di tutti gli invidiosi, cerca subito di rapire questo tesoro, quali sono le virtù, non appena gli è palese e questo lo fa col farci assalire da questo sì forte nemico, la vanagloria.
Nostro Signore sempre premuroso del nostro bene, per preservarci da questo gran nemico, in vari luoghi dell'evangelico ce ne rende avvertiti. Non ci dice forse che volendo fare orazioni ci ritirassimo nella nostra stanza, chiudessimo la porta, orassimo da solo e solo con Dio, per non essere la nostra orazione ad altri palese? Che digiunando ci lavassimo la faccia acciocchè non dessimo a conoscere agli altri colla luridezza e squallore del volto del nostro digiuno? Che facendo elemosina non sappia la destra ciò che fa la sinistra?
Siano caute a non parlare mai delle cose di cui il buon Gesù le va favorendo con altre persone, all'infuori del loro direttore e confessore. Indirizzino sempre tutto le loro azioni alla pura gloria di Dio, giusta come l'apostolo vuole: "Sive ergo manducatis, sive bibitis, sive aliquid facitis, omnia in gloriam Dei facite". Questa santa intenzione la vadano rinnovando di tanto in tanto. Si esaminino alla fine di ogni azione e conoscendo qualche imperfezione, non si turbino, ma si confondano e si umiliino dinanzi alla bontà di Dio, ne chiedano perdono al Signore e lo supplichino di riguardarnele per l'avvenire.
Si guardino da ogni vanità nelle loro vestimenta, perchè il Signore permette le cadute di queste anime per tali vanità.
Le donne che cercano la vanità delle vesti non possono vestirsi mai della vita di Gesù Cristo, e coteste perdono ogni ornamento dell'anima, non appena entra questo idolo nei loro cuori. Il loro abito come vuole san Paolo, sia decentemete e modestamente ornato, ma però senza conciature di crini, senza oro, senza gemme, senza vesti preziosi che abbiano sentore di lusso e ostentazione di fasto.
Porgete poi loro i miei ringraziamenti per le preghiere che innalzano al Signore per me, pregatele che seguitino in questo avendone gravissimo bisogno. Assicurate loro che non dimenticherò di fare altrettanto per esse nelle mie povere preghiere.
Tante cose affettuose a voi ed al padre provinciale.
Il vostro fra Pio
(Epist. I, 396)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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