EPISTOLARIO - pag. 75

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 17 agosto 1913
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre con voi e vi faccia fare sempre la sua santissima volontà.
Avrei il desiderio di dirvi tante belle cose tutte di Gesù, ma mi avvedo che ciò deve rimanere un pio desiderio solamente, perchè le forze che da divesi giorni me le sento venir meno non me lo permettono. Ma sia benedetto Gesù! Per amor suo mi attengo al puro necessario.
Calmate, vi supplico, diletto padre, le vostre ansie in riguardo al vostro spirito, perchè a me sembra esser queste un vero perditempo pel nostro eterno negozio; e quel che è peggio per molte di queste ansie, che in se possono essere sante, e per la nostra fragilità e per il soffiare potentemente che vi fa il demonio, vengono tutte le belle nostre azioni sempre, permettetemi l'espressione, sporcificate da qualche po' di mancanza di confidenza nella bontà di Dio.
E' un sottilissimo filo, è vero, che tiene legato lo spirito, ma impedisce però grandemente a questo di spiccare il suo volo nelle vie della perfezione ed agire con santa libertà. E' una grave ingiuria che fà l'anima al nostro celeste Sposo ed in pena di questo, ahimè! il dolcissimo Signore di quante grazie ci priva solamente perchè la porta del nostro cuore non gli è aperta con santa confidenza. L'anima se non si decide ad uscuir da questo stato si attira molti castighi addosso.
Non vi sembri esagerato, caro padre, questa mia asserzione. Richiamiamo alla nostra mente quell'immenso popolo di Dio nel deserto che per mancanza di confidenza quasi tutti non arrivarono a metter piede nella terra promessa. Lo stesso loro duce, voglio dire Mosè, per aver esitato nel percuotere quella pietra donde doveva uscire l'acqua per dissetare quel popolo sitibondo fu gravemente punito, non toccò la terra promessa.
Vi consoli, caro padre, il dolce pensiero di amare Gesù e di essere assai di più da lui riamato. Chiediamogli con la sposa dei sacri Cantici: "Osculetur me osculo oris sui, quia meliora sunt ubera tua vino". Quante volte questo bacio di pace, a noi sacerdoti specialmente ci viene dato da Gesù nel santissimo sacramento! Sì, desideriamolo ardentemente questo bacio dalla bocca divina e più ancora mostriamocene riconoscenti. Qual più caro dono possiamo noi miseri mortali desiderare da Dio?!
Se non ci sforzeremo di amare Gesù, questo solo scaccerà ogni timore da noi, e nelle vie del Signore l'anima sente che non cammina, ma vola. L'anima posta in questo stato è portata ad esclamare col real profeta: "Viam mandatorum tuorum cucurri cum dilatasti cor meum".
Di due cose dobbiamo supplicare di continuo il dolcissimo Signor nostro: che accresce in noi l'amore ed il timore, poichè quello ci farà volare nelle vie del Signore, questo ci fa guardare dove mettiamo il piede; quello ci fa guardare le cose di questo mondo per quelle che sono, questo ci fa riguardare ogni trascuratezza. Allorchè poi amore e timore si daranno un bacio non è più un poter nostro il concedere affetto alle cose di quaggiù. Non si conoscono più contese, non si conoscono più invidie. Unico desiderio sulla terra è di contenere l'oggetto amato. Si sente morire dal desiderio di essere da lui amato. Si sente di essere pronto a sacrificare la vita se si potesse sperare con tal sacrificio di rendersi più grati ai suoi occhi.
Cammineremo sempre cauti, ma con santa libertà. Sentiremo che il Signore che a sè ci ha incatenati coll'amore, ci fa riguardare dal peccato come da un aspide velenoso e pel più grande interesse non si commette mai di proposito deliberato un peccato veniale, e quanto al mortale poi lo si teme più del fuoco.
Preghiamo grandemente per quell'anima che sì violentemente uscì da questo esilio. Ho un presentimento che il Signore gli usò misericordia in quegli ultimi istanti. Non vogliate supporre che sia il mio cuore delicato che a questo mi porta a credere, che vi sbagliereste grandemente. Vi confesso sinceramente che ebbi gran ribrezzo fin da che quell'infelice uscì da questo esilio, d'innalzare una prece per lui al Signore. Ma oggi invece sento nel mio cuore tutto il contrario. Egli è salvo! Questo colpo è ben dura prova per la di lui famiglia e più ancora per quelle due angeliche creature, ma sia ancora per esse tutte di loro maggior perfezione.
Per tutto questo mese non ho bisigno di applicazioni, grazie al cielo.
Augurate tante belle cose per me al padre provinciale, e promettiamoci dal Signore ogni bene per mano sua di cui abbisogna la nostra provincia.
Domandate al dolcissimo Gesù, ve ne supplico, ch'egli viva sempre in me; altrimenti, se non è così, che sicurezza può avere una vita sì male spesa come la mia? Ben l'intendo, voi avreste desiderato che il vos
(La lettera è incompiuta e così è stata spedita)
(Epist. I, 405)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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