EPISTOLARIO - pag. 76

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 26 agosto1913
Carissimo padre,
il bel giorno del vostro onomastico è per spuntare: il vostro figlio l'angura con tutto il cuore al suo diletto padre.
Era mia intenzione scrivervi una lunga lettera di mia propria mano, ma il buon Gesù non l'ha voluto perchè per una settimana sono stato a letto ammalato, ed appena appena presentemente incomincio a lasciare il letto, versando in una estrema debolezza.
Pregate il padre provinciale, anche a nome mio, che avrei gran desiderio di conferire con lui; quindi se passa per codesta stazione, pregatelo a volersi fermare qualche ora. Andrei a raggiungerlo a Morcone se non stessi così male. Se tutto questo non potrà effettuarsi ne porterò in segrato anche questa croce.
Abbiatevi gli ossequi di tutti i buoni amici, specialmente miei e dell'arciprete.
Arrivederci, mio caro padre, quando e dove Gesù vuole.
Il vostro fra Pio
(Epist. I, 410)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 8 settembre 1913
Mio carissimo padre,
La grazia dello Spirito Santo sia sempre con voi.
Ieri è stato a visitarmi il padre provinciale; l'ho pregato che vi avesse accordato il permesso di venire a predicare la prima domenica di ottobre il rosario.
Ringraziamo Gesù dell'insigne favore che sta per concederci. Venite, caro padre, molte cose di Gesù avemo da comunicarci. Nell'antepenultima lettera mi chiedeste se vi avessi suggerito qualche soggetto da trattare per un corso di esercizi spirituali ai nostri frati.
Pare che il signore voglia che voi trattiate di questi soggetti: Amiamo Gesù - Obbligo che tutti abbiano di tendere alla perfezione - Obbligo che ha il religioso di tendere sempre a maggior perfezione - Quale mostruosità per un religioso il trascurare di a ciò tendere - In che consiste la perfezione - Quali i mezzi per acquistarla - I voti e le regole sono mezzi efficacissimi per acquistare la perfezione - Efficacia della preghiera.
Riguardo a quell'anima inferma il Signore nulla mi ha suggerito. Non saprei il meglio che potrebbe farsi per la di lei salute. Non esiterei però di leggerle gli esorcismi anche pel solo motivo di umanità.
Come potete, caro padre, supporre che le vostre dimande sempre giuste mi abbiano da riuscire importune? Voi mi riempite di confusione. Padre mio, non vado ogni momento a mendicare ed a dimandare sempre favori alle porte della divina misericordia? Forse che il Signore abbia dato qualche volta segno di noia o di disturbo? Quante volte questo buon Padre ha dovuto sopportare l'impotunità di questo meschinello?!
Per l'anima infiammata di divina carità il sovvenir alle necessità del prossimo è una febbre che la va lentamente consumando. Darebbe mille volte la vita se potesse far sì che un'anima sola desse una lode di più al Signore. Anch'io sento che questa febbre mi va divorando, ma ahimè! mio Dio, quanto è diverso il motivo in me che a ciò mi spinge. Anch'io al par di queste anime sospiro di dar termine alla mia vita per sovvenire al prossimo e per la gloria di Dio, non è però che la stessa ragione, poichè tanto son lontano dal somigliare a quest'anima; ciò che mi spinge ad invocare la morte con tutti i miei voti allorchè trattasi del prossimo e della gloria di Dio, è che, avendo sì mal vissuto, temo ormai di più vivere e sono assai stanco delle tribolazioni di questo esilio.
Ahimè, padre mio, quante offese riceve Gesù dagli uomini! Mi sento agghiacciare il sangue in considerare tanto amore di Gesù sì mal corrisposto. Si direbbe che Gesù non abbia mai amato nel considerare l'odio che gli uomini gli portano. Quante volte innalzo la voce al Padre celeste che per la mansuetudine di questo e per la riverenza dovuta a quest'adorabile persona o ponga termine al mondo o dia fine a queste iniquità. Egli è onnipotente, lo può.
Supplicatelo incessantemente anche voi a questo fine. A me non basta l'animo, perchè son debole assai, di supplicare questo celeste Padre di togliere questo suo diletto Figliulo da mezzo al mondo per sottrarlo a tanti oltraggi. Che sarebbe degli uomini senza aver Gesù in mezzo a loro; ma specialmente che ne sarebbe di me?! Sento tutta la mia debolezza e la mia impotenza. A questo ???a?r?#luttuoso pensiero fremo e son preso dall'orrore e dalla paura dei castighi che Iddio può mandare ai nostri sventurati fratelli. Fervet opus, amatissimo padre, supplichiamo questo nostro buon Padre che non punisca ad perditionem.
Rassicurate quelle due anime che io non le dimentico mai davanti al Signore e nemmeno dimentico quelle anime a loro sì care. Preghino Iddio per me che troppo ne ho bisogno. La prova a cui il Signore l'ha voluto sottoporre è ben dura, ma si guardino di muoverne di questo lamento col Signore. Egli è buono e non mancherà di consolarle. Il resto a voce, le forze non mi reggono.
Gli amici vi ossequiano e vi attendono. Arrivederci.
Il vostro povero fra Pio
Pietrelcina, Natività della Vergine 1913.
(Epist. I, 413)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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