EPISTOLARIO - pag. 77

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 24 ottobre 1913
Mio carissimo padre,
Gesù vi faccia santo.
Troppo consolante è stato per me l'ultima vostra, perchè mi assicurava anche da parte del padre provinciale anche sullo stato del mio spirito. Ma che volete, padre mio, le agonie dello spirito non mi lasciano. Le sento che sempre più si vanno intensificando nel centro dell'anima mia e mi pare di continuamente morire. Padre mio, in che strettezza pone Iddio un'anima che ardentemente l'ama senza mai stancarsi! Il non sapere esprimere tutto ciò che questo Iddio dolce va operando nell'anima mia, è per me causa di atroce tormento. Causa è questa di tutte quelle tempeste che in me si agitano.
Non lo intendo; io non ho motivo di dubitare che sia il Signore quello che in me opera; e nonostante che mi sforzassi di entrare nel dubbio, non mi è stato mai possibile di persuadermi che questi inestimabili favori che io ricevo da Dio vengano dal demonio. Ma pure il pensiero che in certi istanti massimamente mi attraversa la mente di poter essere un illuso mi trapassa l'anima. Forse che il Signore, mi penso, non potrà permettere in pena delle mie gravi ed innumerevoli infedeltà, che io ingannassi me stesso ed i direttori senza saperlo?
E come fare a vincere questo dubbio atrocissimo se per una chiara luce che porto nell'animo conosco benissimo le tante mie cadute, nelle quali involontariamente vado sempre cadendo, nonostante i tanti favori celesti dei quali l'anima ne è piena? conosco la mia miseria e mi riempio di confusione. Conosco i favori di Dio in me, e mi sento spezzare l'anima, perchè conosco che me ne vado sempre più rendendo indegno. Oh! si degni questo tenerissimo sposo o di far cessare questi suoi favori o di sollevare questa fragile natura; altrimenti ne morrò, non ne posso proprio più!
Quello che io intendo con ogni verità e chiarezza si è che il mio cuore ama grandemente assai più di quello che l'intelletto conosce. Di questo solo son certo e nessun dubbio intorno a questo mai si è affacciato alla mente; e non credo di mentire asserendo di non essere giammai stato tentato intorno a questo. Io son tanto certo che la mia volontà ama questo tenerissimo sposo, che, dopo la sacra Srittura, di nessun altra cosa ne son certo quanto di questo.
Si degni questo nostro celeste Padre per amor del suo unigenito di liberarmi presto di quest'ombra di amore, poichè il mio male è senza rimedio ed altro non ne veggo all'infuori della morte. Che deve aspettare più qui l'anima a cui il Signore ha dato alcun conoscimento di questo basso mondo? Nella recita dell'orazione domenicale avanti che io pronunzio libera nos a malo mi sento talmente compreso tutto nell'anima, che nonostante gli sforzi che mi fo per reprimere questi moti, l'anima si senta trasportata come fuori di un'altra regione e chiedere con grandissimo ardore al Padre celeste di essere liberato da ogni male, quale è la vita presente. Essa in un istante comprende di non poter trovare nessun lenimento ai suoi mali in questa vita lontana da un tanto bene, quale è per lei il suo diletto e perciò chiede con vivissimo ardore al celeste padre, che la liberi da questo sommo male, quale per lei è la vita, e di essere introdotta nella celeste patria vicino al suo diletto.
Quest'impeto si produce in un istante, ed io no credo che vi potrebbe vivere, se fosse protratto un po' più allungo.
Vedendo quelle due anime, innanzi tutto esprimete loro la mia gratitudine che serbo per esse, per le preghiere che per me fanno al Signore e si degnino sempre di pregare, affinchè l'anima mia non divenga infedele al suo Dio; e poi non cessate di far loro di ben intendere quanto importa ad esse il non darsi pena per le vicissitudini della vita, poichè queste portano sempre a restrigere e non già ad allargare il cuore nella divina confidenza.
Nessuna risposta posso affidare a questa lettera riguardo a ciò che quel confessore chiedava.
Spero rivederci presto.
Fra Pio
(Epist. I, 417)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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