EPISTOLARIO - pag. 80

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 16 novembre 1913
Mio carissimo padre lettore,
presentemente non mi abbisognano delle applicazioni, avendo ciò pensato la provvidenza.
Non ho parole sufficienti per ringraziarvi una col padre guardiano della sì fiorita carità che avete per me.
Il dolcissimo Signore supplisca alla mia deficienza.
Ho pregato riguardo a ciò che mi avete raccomandato, l'effetto è difficile; prova ancora si richiede. Intanto non cesserò di fare, coll'aiuto di Dio, dolce violenza al cuor di un tanto padre, poichè se l'effetto è difficile il merito è sempre quello stesso.
In questi giorni se ne è volata al cielo l'ultima bambina di mio fratello. E' un vero angioletto!
Con la solita stima ed affetto vi saluto con tutti i conoscenti ed amici, con preghiera di salutarmi il padre guardiano con la religiosa famiglia.
Fra Pio, cappuccino
Distinti saluti al padre maestro.
(Epist. I, 431)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 26 novembre 1913
Mio carissimo padre,
Gesù vi assista sempre e vi faccia santo.
Ho raccomandato a Gesù l'affare di quelle due anime, ma Gesù ha creduto bene di non darmi risposta alcuna, e nè ho da sperarla in avvenire, avendomelo suggerito Gesù con un mezzo sorriso in bocca. Non so adesso cosa fare più. Ma sebbene non ho da aspettarmi risposta alcuna, pure non mi sento astretto da nessun obbligo che m'impedisce di raccomandare quest'affare al Signore, acciocchè tutto si svolga secondo la maggior gloria di Dio e salute di dette anime.
Questa preghiera non solo non posso cessare di farla, ma non debbo, avendomelo Gesù stesso suggerito. Raccomandate però a dette anime la calma, la tranquillità, la illimitata fiducia nel celeste Padre, poichè tutto succederà per il meglio delle loro anime.
Non si preoccupano affatto per questo affare, perchè lo spirito viene sempre a scapitarci; la preoccupazione a secondo della maggiore o minor sua intrusità va scemando la carità nei cuori e la fiducia in Dio. Questo non deve sembrare piccola cosa, poichè tutto questo impedisce allo Spiorito Santo di poter agire liberamente nei cuori.
Si lasci la cura di tutto se stesso allo sposo dolcissimo delle anime; abbandonino la loro testa sul cuore di questo sì tenero sposo, quali discepole dilette, e non temano lo strepito della ciurmaglia giudaica, chè il celeste maestro non permetterà che venga lor torto un capello, siccome nol permise nel Getsemani verso dei suoi discepoli; e tra la turba insolente, inosservate esse ascenderanno col re fino alla vetta del Calvario.
Si prostrino dinanzi al Signore con umiltà di cuore, come il re Giosafatte che oppresso oltremodo ed afflittissimo per la grande moltitudine dei nemici, dai quali vedevasi circondato, ed a lui innalzino la loro voce colle stesse parole di questo santo re: "Cum ignoremus quid agere debeamus, hoc solum habemus residui ut oculos nostros dirigamus ad te"; non sapendo, Signore, il da farsi, sfuggendoci ogni mezzo, e non sapendo noi provvedre al pericolo, non ci rimane da far altro se non rivolgere a te gli occhi nostri, acciochè tu soccorra alla nostra necessità come meglio ti aggrada.
Nulla temano; il Signore è con loro. Assicuratele poi che io non dimentico mai nella mia nullità di raccomandarle continuamente al Signore e che più prego per esse, che per me; ed il Signore sa se mentisco.
La ragione per cui prego meno per me si riferisce non a virtù, caro padre,ma sibbene alla mia indegnità che mi fa resistere di chiedere più grazia, essendo che mi vado rendendo sempre più immeritevole al crescere dei celesti favori.
Pregate e fate pregare per me queste due angeliche farfallette; e se arrivo a salvezza, dopo la divina misericordia, tutta la debbo alle preghiere di queste anime sante. Addio mio caro padre, ricordatevi della mia anima che al presente sente assai forte la mano di Dio che la ha percossa.
Fra Pio
(Epist. I, 433)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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