EPISTOLARIO - pag. 81

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 19 dicembre 1913
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre con voi. Per le imminenti feste del santo Natale v'invio col cuore sulle labra e con affetto più che filiale i miei sincerissimi auguri, facendo voto al bambinello Gesù per la vostra felicità spirituale e temporale.
Accolga il nascituro bambinello le mie povere e fiacche preghiere che a lui innalzerò con più viva fede in questi santi giorni per cui, per tutti i superiori, pel mondo intiero!
Piaccia inoltre accogliere questo celeste infante i miei desideri, che sono quelli di amarlo quanto non è capace una creatura di amarlo qui in terra e vederlo del pari amato da tutti!
Faccia infine scendere un po' di celeste rugiada nei cuori di quelle afflitte anime! Presentemente non ho per esse parole da suggerir loro, solo dico che la loro sorte è invidiabile. Nel vederle così sbattute ne godo nello spirito e sento per essa una invidia santa, quella dell'emulazione. Il loro stato, massime di quell'una, caro padre, è tale al presente che non sono in grado da sentire più alcun conforto per qualunque buona parola possa lor essere suggerita.
Iddio ha piombato il loro intelletto nelle tenebre, la loro volontà è posta nell'aridità, la memoria nel nuovo, il cuore nell'amarezza, nell'abbattimento, in una estrema desolazione; e tutto questo è grandemente invidiabile, perchè tutto concorre a disporre ed a preparare il loro cuore a ricevere in sè stesso la forma vera dello spirito, che altro non costituisce che l'unione d'amore.
Iddio è con esse e dovrebbe loro bastare per convincersene quella volontà sempre pronta per dedicarsi tutta a Dio, e di compiere opere di suo servigio ed onore. Non si curino affato di ciò che una volta questa volontà di dedicarsi a Dio, e di compiere opere di gloria ed onore di sua divin maestà produceva loro un certo effetto dolce e soave, ora nello spirito ed ora anche nell'appetito sensitivo, essendo tutto questo una pura accidentalità e che Iddio concede all'anime deboli ed ancora bambine nello spirito, ma che poi toglie all'anime di già fortificate nello spirito.
Iddio vuole sposarsi coll'anima in fede e l'anima che deve clebrare questo celeste connubio in fede pura deve camminare, la quale soltanto è mezzo adatto ed unico per quest'unione d'amore. L'anima, dico, per assorgere alla divina contemplazione, deve essere purificata di tutte le imperfezioni non solo attuali, che si ottiene con la purga sensitiva, ma sibbene da tutte le imperfezioni abituali, che sono certe affezioni, certe abitudini imperfette che la purga del senso non è riuscita di estirpare e che rimangono nell'anima come allo stato di radice; e che si ottiene con la purga dello spirito, con la quale Iddio con una luce altissima penetri tutta l'anima, intimamente la trafigge e tutta la rinnovi.
Questa luce altissima, che Iddio fa scendere in dette anime le investe in modo penale e desolante il loro spirito, in modo da cagionare alle anime afflizioni estreme e pene interiori di morte. Esse non sono presentemente in grado di comprendere questa divina operazione, questa altissima luce; e questo avviene ad esse per due ragioni; la prima per parte della stessa luce, la quale è sì eccelsa e sì sublime da sorpassare si fattamente la capacità delle loro anime, da essere causa ad esse piuttosto di tenebre e di tormento, che di luce. La seconda ragione è per la bassezza ed impurità delle stesse anime, per cui non solamente loro diventa oscura quest'altissima luce, ma penosa ed afflittiva, e quindi in luogo di consolarle, l'addolorata, riempiendole di pene grandi nell'appetito sensitivo, e di gravi angustie e pene orrende nella potenze spirituali.
Tutto questo avviene in sul principio, trovando la divina luce indisposta le anime alla divina unione, e quindi investe le anime in modo purgativo, e quando poi questa luce l'ha purgate, le investe allora in modo illuminativo, innalzandole alla vista ed all'unione perfetta di Dio.
Quindi si rallegrino nel Signore dell'alta dignità a cui egli le va inalzando e cofidino pienamente nello stesso Signore, come faceva il santo Giobbe che posto anch'egli da Dio in tale stato, sperava di veder la luce dopo le tenebre.
Innanzi di far punto, sarei curioso di sapere per qual motivo non si accosta tutti i giorni alla sacra mensa quell'anima.
Abbiate la compiacenza di trasmettere i miei auguri a tutta la comunità e di restituire centuplicati i saluti al padre Paolino; e preghi per me, che lo stesso farò per loro.
Accogliete poi da parte dei conoscenti tutti le più sincere felicitazioni.
Fra Pio
(Epist. I, 439)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

Pagina 81 di 100

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100