EPISTOLARIO - pag. 82

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 20 dicembre 1913
Mio carissimo padre,
la grazia dello Spirito Santo vi aiuti a santificarvi.
Per le prossime feste del santo Natale e del capo d'anno col cuore pieno di riconoscenza e con effetto più che filiale vi mando i miei più sinceri auguri, facendo voto al celeste infante per la vostra felicità spirituale e temporale.
Non dubitate, padre, che il vostro figlio sappia fare, nella sua pochezza, il suo dovere col nostro comun padre, con ferma fiducia di veder adempiuti i suoi desideri. Accolga il nascituro bambinello le mie deboli e fiacche preghiere, che a lui indirizzò con più santa insistenza in questi giorni a pro dell'Ordine, dei superiori, della provincia e della chiesa intera.
Sentite che fenomeno curioso si va svolgendo in me da un pezzo in qua e che del resto non mi dà poco pensiero. Nell'orazione mi accade di dimenticarmi di pregare per chi a me si raccomanda (non per tutti però) ovvero per chi avrei intenzione di pregare. Mi sforzo innanzi di mettermi a pregare di raccomandare, per esempio, la tale e tal'altra persona, ma sì tosto, mio Dio, che entro in orazione, la mia mente resta in un vuoto perfetto e nessuna traccia più in essa si trova di ciò che pur avevo tanto a cuore.
Altre volte invece mi sento mosso, stando in orazione, a pregare in pro di chi mai ebbi intenzione di pregare, e, quello che è più meraviglioso, alle volte in pro di chi mai conobbi, nè vidi, nè udii e nè mai mi sì raccomandò nemmeno a mezzo di altri.
E presto o tardi il Signore esaudisce sempre queste preghiere. Piaccia al Signore farvi conoscere il vero significato di questo sì strano e sì nuovo fenomeno e, se Iddio vuole poi che me lo manifestiate, vi prego di non privarmene.
Accogliete anche gli auguri dei miei e di tutti i conoscenti, mentre io raccomandandomi alle vostre preghiere mi dico
il vostro povero fra Pio

Carissimo padre,
avevo appena finito la presente, quando mi è arrivata la vostra, chiedendomi riscontro prima di mandare l'ubbidienza. Voi che mi conoscete a fondo ed a cui tante volte ho aperto il cuore, voi potete immaginare con quanta gioia volerei in convento; ma poichè la mia malattia si va sempre accentuando e che a stento mi trascino, sarei di peso e d'ingombro alla comunità, senza apportare nessuno aiuto ed affrettando la mia fine.
Perciò, tenedo presente la vostra del 28 maggio, colla quale mi diceva "che il padre generale fin dall'anno scorso vide male una sì lunga permanenza nel secolo e quantunque io gli riferissi tutto in tua difesa, pure non si persuase: E' meglio allora che si faccia prete chiedendo il breve. Del resto questa diuturna dimora in famiglia eccede la mia competenza ed in qualche modo bisogna regolarizzarla", io mi sono deciso a chiedere il breve, riconoscendo nella voce del superiore la voce di Dio.
Voi comprenderete con quale strazio dell'anima mia sono costretto a dare il passo, ma la necessità me l'obblica ed anche per la vostra e mia tranquillità.
Ora mi raccomando alla vostra carità e bontà di ottenere dal generale che io restassi ancora qui per le attuali condizioni di salute. Son sicuro che voi ve ne occuperete seriamente ed io ve ne sarò riconoscente.
Vi rinnovo gli auguri per le feste del santo Natale e baciandovi la mano mi dico
il vostro affezionatissimo figlio,
fra Pio
(Epist. I, 442)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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