EPISTOLARIO - pag. 84

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 9 febbraio 1914
Mio carissimo padre,
la grazia dello Spirito Santo sia sempre con voi.
Mi sento male e più male ancora mi sono sentito nei giorni a dietro. Non volendo, parmi che mi sia già giustificato per non aver risposto a tempo all'ultima vostra, tralasciando di rispondere affatto all'altra precedente.
Credo poi che non abbiate sospettato che io abbia tralasciato pure di adempiere quello che mi chiedeste; vi sbagliereste poichè io ho pregato, nella mia indegnità, per tutti quei fini che mi suggeriste.
Mi chiedete poi, tra l'altro,conto della mia anima ed a me duole il non sapermi esprimere, trattandosi adesso di cose assai alte e segrete. I vocaboli mancano per poter ritrarre anche debolmente quello che in questo stato si passa tra l'anima e Dio. Sono cose, quelle che si vanno operando presentemente, così segrete e così intime, che chi non ne ha fatto un'esperienza in se stesso non potrà mai e poi mai formarsene una pallida idea.
Quello che l'anima riceve in questo stato lo riceve in un modo ben diverso di quello di una volta. Adesso è Dio stesso quello che immediatamente agisce ed opera nel centro dell'anima senza il ministero dei sensi sia interni che esterni.
E' una operazione insomma questa sì alta, sì segreta e sì dolce, che è nascosta ad ogni umana creatura, non escluse quelle stesse angeliche intelligenze ribelli.
L'anima in questo stato è felice, perchè sente di amare il suo caro Bene e nello stesso tempo sente ancora di essere da lui amata in un modo molto delicato. Quello che io valgo a dire di questo presente stato si è che la sollecitudine dell'anima non tende ad altro se non a Dio solo, sente che tutto il suo essere è concentrato e raccolto in Dio ed è tale questo concentramento e raccoglimento, che tutte le facoltà per fino nei moti primi primi si portano naturalmente e quasi spontaneamente a Dio ed in lui si slanciano istintivamente.
Il più delle volte l'anima in questo stato si occupa di Dio ed opera cose che lo riguardano senza neanche avvedersene che tutto questo lo fa per lui.
Adesso parmi comprendere quel detto di sant'Agostino "amor meus, pondus meum", poichè in questo stato le tre potenze dell'anima si precipitano in Dio come trascinate dal loro proprio peso; insomma in questo stato i sensi, gli appetiti, i desideri, le affezioni, l'anima tutta gravita intorno a Dio con una forza e prontezza meravigliosa, e quel che più stupisce, si è che tale suo moto l'anima istessa non avverte.
Dovrei dire qualcosa riguardo a ciò che mi scrivevate nella panultima vostra, ma non mi sento di proseguire ed è anche bene credo lasciarvi nella vostra buona fede. Prego di non insistere per saperne qualcosa che non potrei dirlo.
Pregate per me e beneditemi.
Fra Pio
(Epist. I, 453)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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