EPISTOLARIO - pag. 90

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 27 maggio 1914
Mio carissimo padre,
Gesù e Maria siano sempre nel vostro cuore e vi facciano santo.
Ho ricevuto insieme alla vostra anche la lettera di quell'anima. Ringrazio la pietà del Signore che nella mia abbiezione non mi priva della vostra tanto gradita corrispondenza, della quale molto bene riconosco di non meritare affatto.
Lessi la lettera di quella persona, che voi m'inviaste assieme alla vostra e mi permissi di darle risposta direttamente, essendo stato questo il volere del Signore. Spero di non meritare il vostro biasimo per non essermi comportato secondo il vostro suggerimento. Se la liberta che mi son presa sarebbe per arrecarvi il minimo dei disturbi, fin dal presente vi dichiaro di ritrattarla intimamente, promettendovi di non prendermi più per l'avvenire tale libertà.
Del resto io non ho creduto di far male e non ho agito di mia volontà.
In questo momento, padre mio, il mio spirito è gravemente oppresso, sembrami che la vita mi s'arresti; il cuore mi si spezzi dall'acutissimo dolore, dal quale son tutto compreso; foltissime tenebre si vanno addensando sull'orizzonte del mio spirito, le quali solo la misericordia di colui che le cagiona le può e le deve diradare.
Ed intanto l'anima mia marcirà sotto il peso delle sue infedeltà sotto l'autore della vita. So che niuno è mondo innanzi al Signore, ma la mia immondezza non ha confini dinanzi a lui. Nello stato presente in cui il pietoso Iddio nella sua infinita sapienza e giustizia si va degnando di alzare il velo e manifestarmi gli occulti miei mancamenti in tutta la loro malizia e bruttura mi veggo così deforme, che le stesse mie vestimenta mi sembrano che hanno orrore della mia lordura.
Ciò succede perchè il fosco quadro non viene rappresentato già da un uomo, con cui agevolmente l'anima potrebbe scolparsi, ma viene bensì rappresentato da Dio, che in questo momento vuol farla anche un pò da giudice senza appello.
In questo stato nessuna creatura nè umana nè angelica si può interporre, per quanti meriti essa abbia, tra la povera anima e Dio giudice riproducente questo fosco quadro.
Oh! felici giorni di mia vita, quando il dolcissimo mio Bene era con me ed abitava dentro del mio cuore dove sono andati? Noioso è per me il vivere; mi si lasci, o Dio, libero il corso ai lamenti nell'amarezza del mio cuore! Non volere rammentare, o clementissimo padre, adesso le colpe di mia giovinezza che tu già le avevi dimenticate! Deh! lascia, o mio Dio, che io pianga sulle mie iniquità; molto meglio sarebbe stato per me, se innanzi che occhio umano mi avesse mai visto fossi perito dentro dell'alvo materno.
Questi sono i lamenti che va facendo l'anima in questo stato. Adesso cosa debbo fare? Mi sottopongo con rassegnazione a quest'operazione del divin medico, conoscendo per una lunga esperienza che tutto terminerà col trionfo della gloria di Dio e col vantaggio dell'anima.
Piaccia intanto al Signore nella sua bontà di porre presto un velo alla sua grande maestà che vuole in questi momenti farla da giudice coll'anima mia, affinchè io non resti annichilito ed atterrito, ed intanto mi dia egli stesso parole a difendere la mia causa dinanzi a lui e la forza per sostenere il di lui sguardo.
Ahimè, padre mio, che sarà di noi quando dovremo comparire colle nostre azioni tutte dinanzi a questo nostro Dio giudice! Se tanto terrore si prova adesso ad un semplice ritirare ch'egli fa del velo, che occulta ai nostri occhi i nostri falli per farceli ammirare nella loro deformità, che sarà quando dobbiamo comparigli dinanzi per sostenere il suo servo sguardo!
O dio, se tutti conoscessero la vostra severità, al pari della vostra dolcezza, quale creatura sarebbe cosi stolta che oserebbe offendervi?
Dio mio, tre volte giusto e tre volte santo, manifestatevi a tutti coloro che osano offendervi la vostra severa giustizia, affinchè imparino se non ad amarvi almeno a temervi.
Quando avrò la consolazione di riabbracciarvi?
Beneditemi e pregate Gesù per me.
Fra Pio
Potete assicurare a quell'anima, di cui mi parlavate nella penultima vostra lettera, che stesse tranquilla e che non temesse, poichè non ne ha nessuna ragione, essendo la sua anima molto accetta al Signore. Ringrazio delle preghiere che fa per me e sarei per raccomandarle a mezzo vostro che non cessasse di ciò fare. Anche io, lo sa solo Iddio, quanto prego per la sua perfezione.
(Epist. I, 475)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

Pagina 90 di 100

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100