EPISTOLARIO - pag. 91

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 18 giugno 1914
Mio carissimo padre,
la grazia dello Spirito Santo sia sempre nel vostro spirito e vi faccia santo.
Mio dovere era di scrivervi appena messo piede in patria, ma lo stato di mia salute, ridotto all'estremo, finora me l'ha vietato, ed anche al presente, queste poche linee le scrivo con mano tremante.
In cinque giorni che sono stato a Morcone mi sono ridotto in uno stato compassionevole. Questa nuova ricaduta, mio caro padre, mi ha scombussolato tutta la persona, e quello che più ne rimane danneggiato è il petto. Esso mi fa spasimare continuamente; mi tiene in una prolungata agonia. In certi momenti è tale la pena che desso mi cagiona, che sembrami che la vita mi si arrestasse.
Deh! non vi adirate, mio buon padre, con me; io non ho avuto a qual santo votarmi. Avrei desiderato risparmiarvi da questo nuovo dolore; avrei voluto io solo portare il peso di questa croce, ma non mi è stato concesso!
Sia fatta la volontà del Signore, che tutto quello che ordina è giusto!
Faccio sosta, perchè non posso più continuare. Beneditemi fortemente, mentre io umilmente vi bacio la mano.
Il vostro povero figlio
fra Pio
Vi sarei riconoscentissimo se mi mandaste, col vostro comodo, dell'applicazioni.
(Epist. I, 479)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 22 giugno 1914
Mio carissimo padre,
la pace di Gesù sia sempre nel vostro cuore e vi faccia santo.
Ho ricevuto la vostra lettera e troppo giusto io trovo le vostre lagnanze per aver io fatto passare molto tempo senza darvi mie notizie.
Non voglio credere però che voi abbiate, neanche lontanamente, dal perchè abbia taciuto la lingua, che abbia taciuto anche il cuore.
A stento e con mano tremante, padre mio, scrivo queste poche righe, causa la ricaduta nella mal salute.
Partii per Morcone, giusto il volere del padre provinciale e della molto reverenda definizione, ma dopo cinque giorni fui costretto, ripieno di confusione, a far qui ritorno.
Ricaddi nella malattia fin dal primo giorno che misi il piede nel comvento. In brevissimi giorni mi ridussi in uno stato estremo.
Questa nuova ricaduta mi ha sconcertato tutta la persona assai più di Venafro. Quello che più è rimasto danneggiato questa volta è il petto. Adesso vi prego di non adirarvi con me; non ho avuto, padre mio, a qual santo più votarmi. Avrei desiderato risparmiarvi da questo nuovo dolore; avrei voluto io solo sopportare il peso di questa nuova sciagura, ma non mi è stato concesso. Sia fatta la volontà del Signore, che tutto quello che ordina è giusto!
Di fronte a tante sventure mi sento quasi abattuto ed avvilito ed anche per questo lato sarei quasi inclinato a desiderare la morte, non vedendo altro scampo ed altro sollievo alle tante umiliazioni, alle quali il pietoso Signore mi sottopone. Non sono forse io il più disgraziato fra tutti gli uomini? Troppo pesante io sento la mano del Signore, che si va sempre più aggravando su di me. L'ho meritato; le mie iniquità hanno fatto traboccare la misura. Ma chi mi ha usato tanta misericordia finora, spero che vorrà usarmi ancora misericordia.
Son costretto a far sosta, mi sento estenuato di forze.
Pregate per chi tanto desidera la vostra santificazione.
Il vostro disgraziato figliulo fra Pio
(Epist. I, 481)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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