EPISTOLARIO - pag. 95

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 30 ottobre 1914
Mio carissimo padre,
la pace del Signore nostro Gesù Cristo sia sempre con voi, e con tutti quelli che lo amano puramente e santamente.
Con grande sforzo vi scrivo la presente, stante il mio fisico assai debole, a cagione di una influenza che mi va torturando da diversi giorni.
Il motivo che mi spinge a scrivere si è perchè Gesù lo vuole. Sia mai sempre benedetto il celeste Padre che così vuol trattarmi; e si glorifichi pure nel mio corpo, poichè egli è la mia vita, ed io vivo solo per servirlo; non vivo per me, solo vivo per lui.
Piaccia sempre e Gesù che il tutto mi sia di guadagno e di utile allo spirito.
Mio Dio! quegli spiriti maligni, padre mio, fanno tutti gli sforzi per perdermi; vogliono vincermi per forza; sembra che approfittino proprio della mia debolezza fisica per maggiormente sfogare contro di me il loro livore ed in tale stato veder se sia loro possibile strapparmi dal petto quella fede e quella fortezza che mi viene dal Padre dei lumi.
In certi momenti mi veggo proprio sull'orlo del precipizio, sembrami allora che la pugna sia per arridere a quei birbaccioni; mi sento proprio tutto, tutto scuotermi; un'agonia mortale attraversa il mio povero spirito, riversandosi pure sul povero corpo e tutte le membra me le sento rattrappirsi. La vita allora davanti a me la veggo come se mi si arrestasse: ella è sospesa.
Lo spettacolo è assai triste e luttuoso: solo chi ne è stato posto alla prova potrà immaginarlo. Quanta è dura, padre mio, la prova che ci mette allo estremo rischio di offendere il salvatore e redentore nostro! Sì, qui si gioca il tutto per il tutto: continuerà il pietoso Signore ad usarmi misericordia, donandomi quella forza e quella costanza che fino al presente mi ha data per poter sempre vincere e debellare questo nostro nemico sì forte e sì potente?
Il tutto spero per le vostre e per le altrui orazioni, e per il soccorso dello spirito di Gesù Cristo. Vi confesso, padre mio, che in tutti questi combattimenti, nonostante che io mi vedo sì debole da sembrarmi da un momento all'altro di soccombere, pure a seconda dell'aspettazione, e speranza mia, tengo certo che in niuna cosa sarò confuso; ma che con ogni sicurezza come sempre, così anche al presente Gesù Cristo sarà magnificato nel mio spirito e nel mio corpo, senza portarne scottatura alcuna.
Chi ne è l'autore di tal sentimento che io sento nella più alta punta dello spirito? Potrà mai essere l'autore il maligno spirito? Non arrivo a persuadermi ch'egli sia capace di tanto, poichè un tal sentimento io lo sento nel più secreto dello spirito, dove a mio modo di vedere, l'ingresso è vietato a qualsiasi creatura sia infernale che angelica.
Per carità, spiegatevi al riguardo, non vorrei essere vittima del malvaggio spirito. Tutta la mia persona è consacrata a Gesù ed a lui mi sento stretto da un doppio vincolo, e come cristiano e come sacerdote e per questo appunto io tremo al solo pensiero che questo doppio vincolo potesse essere momentaneamente rallentato.
Sarà possibile che tal vincolo possa rompersi, o, quel che è peggio, potrà mai darsi che sia stato rotto senza conoscerlo e pure averne la certezza in contratrio, certezza tale che solo può uguagliarsi a quella che si ha dell'esistenza di Dio?
A questa interrogazione sento dal fondo del mio spirito rispondermi che ciò non potrà mai darsi, a meno che non si sia un eresiarca. Eppure io vorrei concepire il dubbio del mio stato e perchè non mi è possibile? Padre mio, mi accorgo che questo è parlare da insipiente, ma lasciate pure che par tale: è l'amore che porto a Gesù che tale mi ha reso.
Ossequio il padre provinciale e chiedendo ad entrambi la benedizione mi dico
fra Pio
(Epist. I, 497)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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