I MIRACOLI - pag.6

Seguendo la serie delle prodigiose conversioni operate da padre Pio, vorremmo tornare a parlare di un caso già trattato in altra parte per aggiungere alcune lettere di documentazione del fatt. Si tratta dell'avvocato Cesare Festa, unito da uno stretto vincolo di parentela con il dottor Giorgio Festa, da noi più volte menzionato. Riteniamo importante riportare queste lettere inviate, le prime due, dell'avvocato Festa e dottor Festa e le altre due da padre Pio all'avvocato festa. Le riteniamo importanti perchè ci dimostrano le non comuni dote umane e psicologiche di padre Pio e la conseguente grande capacità del cappuccino di dare fiducia in se stesso e sicurezza a chi ha modo di parlare con lui, ed è soprattutto a livello emotivo che egli riesce a entrare incontatto con le persone che lo incontrano. Riportiamo la prima lettera di Cesare a Giorgio Festa. "Torno ora da San Giovanni Rotondo e sono diretto a genova. La tirannia del tempo e le combinazioni degli orari non mi consentono di fermarmi a Roma. Transiterò stasera da Roma a ora troppo tarda perchè osi venire a distubarti. Un biglietto da padre Pio a te diretto ti perverrà, invece che per mezzo mio, dal reveredo provinciale cui l'ho consegnato per suo consiglio, all'unico scopo di evitare ritardi. E poi, Giorgio mio, lascia che io ti abbracci teneramente e ti dica piano piano all'orecchio, con tutta l'intensità anma mia dell'anima mia: grazie! Tu mi hai aperto una via che io percorrerò! Non posso dirti nulla per iscritto, semplicemente perchè non saprei scrivere. Ti dico solo che ritorno con una profonda dolcezza nell'anima, profondamente commosso, desideroso di silenzio perchè nulla turbi lo spirito mio. Ho sentito, ho quasi visto ciò che certo è al di sopra del normale! Ma ti parlerò con più calma in una prossima mia visita. Ora debbo proseguire per Genova. Lassù tutti ti ricordano con vero affetto, e tutti mi incaricano dei loro saluti. Padre Pio si è tanto interessato della tua salute. Appena mi vide mi credette tuo fratello, tanto gli parve che io ti rassomigliassi, specie nella voce. Ma ti dirò poi. Ora gradisci i miei più affettuosi saluti, e credi alla mia devota riconoscenza per tutto quello che hai fatto per me." La lettera, datata 19 marzo 1921, fu spedita da Foggia. Una seconda lettera che testimonia il cambiamento radicale avvenuto nell' avvocato Festa fu spedita al cugino Giorgio il 4 settembre 1921 da Genova. "Sono tornato ieri sera da Lourdes, città di miracoli e di preghiere. Sono profondamente commosso. Ho fatto il lungo viaggio nella semplicità francescana: in terza classe con gli ammalati, le infermiere e i ballerini. Ricordavo che San Francesco aveva tanta ripugnanza per i lebbrosi, e che pure finì per seguirli e amarli. Io non potevo vedere certe piaghe e certi ammalati: sono stato con loro lungamente a confortarli e servirli. Ho ricevuto la mia lezione: ho visto, sentito, compreso quanto dolore è inciso nella carne. Ma ho visto il miracolo. Quanto conforto e quanta gioia intima fa sopportare tanto dolore! A Lourdes tutto è un miracolo. Si vive una vita di paradiso. I valori sociali sono invertiti: tutto è gara di carità, la vera carità del buon samaritano. Tutti e sempre pregano ad alta voce. Che cori! Alla sera, dinanzi alla basilica, forse cinquantamila persone cantano il "Credo"! Nulla di più straordinariamente impressionante! Ma sono fisicamente così stanco che non posso scrivere di più. Alla prossima occasione venendo a Roma, ti dirò più ampiamente a voce." A questo punto riportiamo due lettere di padre Pio dirette allo stesso Cesare Festa. Ecco la prima: "Gesù sia sempre al centro delle tue aspirazioni, regni sempre sovrano nel tuo cuore, e ti renda sempre più degno delle eterne e divine promesse. Con questi voti sincerissimi che ti fo sempre dinanzi a Gesù, vengo a dare ricontro all'ultima tua graditissima. Sono veramente lieto nel sapere che il regno di Dio si va sempre più ristabilendo nel tuo cuore. Ne rendo infine grazie all'Altissimo, nello stesso tempo che lo supplico a volerti sempre più rendere tutto suo, profondendo su di te tutti i tesori della sua sapienza e bontà. Non ti arrestare, miop carissimo fratello e figlio, nella ricerca della verità, e nell'acquisto del sommo bene. Sii docile agli impulsi della Grazia, assecondando le sue aspirazioni e le sue attrattive. Non arrossire del Cristo e della sua dottrina; è tempo ormai di combattere a petto scoperto. Il datore di ogni bene te ne dia tutta la forza. Serbami il tuo affetto e il tuo ricordo innanzi a Gesù. Ti saluto e ti abbraccio con paterno affetto". La seconda lettera di padre Pio è del 28 novmbre 1921. "Gesù sia sempre tutto tuo, ti assista sempre con la sua vigile grazia e ti renda degno dei suoi divini amplessi. Mi ebbi a suo tempo la sua graditissima, e appena adesso mi è permesso dare riscontro. Lasscio supporre a te quanto piacere mi ha fatto l'aver saputo che alla fine ti sei liberato del tutto dalla Massoneria, e anche liberato con soddisfazione e onore. Ne ho reso e ne rendo vivissime e infinite grazie al divino Maestro per aver trionfato con la sua grazia anche su di te. E ora anche io, commosso fino alle lacrime, tengo a ringaziarti da parte di Gesù per la sua docilità nell'aver assecondato le attrattive della divina grazia. Studiati di addivenire sempre più buono, e come meglio piace al divino Salvatore. Io ti ricordo sempre di nanzi a Gesù, e anch'io voglio,voglio essere ricordato nel tesore della tua preghiera. Con affetto fraterno strettamente ti abbraccio".

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