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"Mi sforzo a stare alle assicurazioni di chi tiene le veci di Dio, ma all'anima non può mai scendere un raggio di luce. Una credenza secca, senza alcun conforto e solo bastevole a non gittare l'anima nella disperazione." (27-02-1916)

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"A questa autorità mi affido qual bambino sulle braccia della madre e spero e confido in Dio di non andare errato, sebbene il mio sentimento mi vuol far credere tutto il possibile." (15-08-1916)

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"Nessun conforto scende più nel mio cuore e la tempesta cresce cresce d'intensità. Opero solamente per obbedirvi, avendomi fatto conoscere il buon Dio essere questa l'unica cosa a lui più accetta e per me l'unico mezzo di sperar salute e cantar vittoria. Ma, padre mio, che contrasto sento anche in questo. Non sento, è vero, in me il contrasto di ribbellarmi a chi mi dirige, ma esperimento intanto una certa preoccupazione, che mi fa sentire male. Breve: l'ubbidienza costituisce tutto per me e nessun conforto io provo nel sottopormi all'ubbidienza. Dio mi guardi, se dovessi ad occhi aperti menomamente contravvenire a chi mi è stato assegnato per giudice esterno ed interno, eppure come va che sono pieno di timori su questo punto? Ditemelo, per carità, come dovrò in questo regolarmi." (26-08-1916)

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"L'assalto ( di satana ) si avanza, padre mio, e mi colpisce nel centro: la santa ubbidienza, che era l'ultima voce rimasta a tener salva la fortezza decadente, pare che ceda anch'essa sotto l'influsso satanico. Io voglio credere ad ogni costo a questa voce e col fatto io credo, ignorando se sia un credere a fior di labbra o anche con tutta la volontà, ma mi avvengo che questa voce dell'ubbidienza annega nella furia delle ansie e dei tormenti, e dopo l'istantaneo conforto che viene da questa voce, l'anima si sente piombare in una amarezza più spietata, ed a larghi sorsi sorbire il calice della amarezza, senza conforto alcuno ed incoscia del perchè e per chi soffre." (05-09-1918)

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"Vorrei, e mi sforzo sempre a volerlo, anche per rendere meno malagevole la posizione mia quasi disperata, acquietarmi alle dichiarazioni fattemi dalla guida, ma che! il solo dire credo costituisce per me un atroce martirio, e quando si è giunti a proferire questo credo, che amarezza rimane infondo in fondo all'anima che si va spegnendo alla luce creata senza vedere altra luce! Ma il più delle volte, e questo è ordinario, ed il peggio si è, che sparisce dalla mente ogni assicurazione, ogni dichiarazone, ogni esortazione, ogni consiglio che le è venuto dalla guida." (13-11-1918)

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"A tale diabolica suggestione io risposi in modo evidentemente sarcastico: "debbo confessarvi (a satana) il mio torto. Fino al presente sono stato in un falso supposto: non vi credevo tanto bravi nella direzione di spirito. Mi duole intanto di non potervi assumere per mio direttore, poichè il padre mio esercita questa carica da molto tempo e le nostre relazioni sono giunte a tal punto che troncarle così di botto non mi riesce. Girate, girate che troverete delle anime che vi assumeranno a direttore del loro spirito, essendo voi bravo in tale materia." (14-10-1912)

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"Questa è la guerra che a tutt'oggi mi si muove ancora. Vuole (satana) assolutamente la cassazione di ogni relazione e comunicazione con voi. E mi minaccia che se mi ostinerò a non dargli retta, farà cose con me che mente umana non potrà immaginare giammai." (14-10-1912)

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"Costoro ( gli impuri apostoli ), babbo mio, non potendo vincere la mia costanza nel riferirvi le loro insidie, si sono appigliati a quest'ultimo estremo, vorrebbero indurmi nelle loro reti col privarmi dei vostri consigli, che voi mi venite suggerendo per mezzo delle vostre lettere, unico mio conforto; ed io a gloria di Dio ed a loro confusione lo sopporterò." (05-11-1912)

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Il direttore

"Mi fate un paterno rimprovero dal perchè non vi parlo mai nelle mie lettere del vostro spirito, ed avete ben ragione. Ma, che volete, sembrami una vera stonatura che mentre l'infermo ricorre per rimedi al medico, si permette di scoprire in pari tempo al suo medico le di lui infermità. Ma sorvolando sopra questa stonatura, per non contravvenirvi e solo per ubbidirvi, mi permetto di dirvi ciò che il Signore mi permette di manifestarvi, sicuro di farvi cosa grata e di essere da voi compatito per la mia spudoratezza." (09-05-1915)

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"Mi confondo, mi copro il volto di rossore nel leggere la vostra paterna ammonizione, che cioè volendo per me le necessarie assicurazioni e desiderando che mi si scriva assai per consolarmi, sia io tanto parco nel darle agli altri e specialmente a voi. L'è questo un dolce vostro rimprovero ma a me riesce assai amaro da strapparmi le lagrime, perchè vede che ne avete tanta ragione. Ma sarà mai possibile che un infermo prescrive medicine al suo medico? Oh! e non sarebbe troppa spudoratezza il farle da medico col suo medico? Se poi sono parco con gli altri è perchè temo che il troppo parlare non mi abbia da far sbagliare." (01-06-1915)

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"Ho letto e riletto attentamente nelle vostra lettera quello che riguarda le vostre interne sofferenze, e sono compreso da un senso vivissimo di umiliazione nel dover venire a decidere cose che riguardano voi, mio padre, mia guida, mio superiore. Avrei voluto esimermi da questo dovere, ma non posso: avrei dovuto soffocare gli stimoli della coscienza, che mi avrebbe rimproverato di aver fatto male. Quindi invertiamo per il momento un po' le parti e parlerò pure con tutta franchezza e sincerità. Chiamato a sentenziare su ciò che mi avete espresso nella lettera, dichiaro senza far torto alla verità dinanzi a Dio ed alla mia coscienza, essere tutto effetto di tentazioni ciò che mi avete espresso nella vostra lettera. Sa Iddio, padre, con quale spirito io parlo in questo momento." (23-07-1917)

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Questi brani sono tratti da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I, corrispondenza con i direttori spirituali, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 1973, 2^ edizione

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