LE PAROLE - pag. 3

Stato fisico

"Deh!, padre mio, come debbo fare? Mi sento proprio morire, non sento quasi più la forza di vivere. La mia crocefissione continua ancora; nell'agonia si è entrato da tempo ed essa si va facendo sempre più straziante; ditemi, quando si partirà? fino a quando vorrete prolungare il mio consummatum est? Ah, padre, non siate ancora duro con il vostro figliuolo. Del resto io pronunzierò sempre il fiat della rassegnazione." (13-11-1918)

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"Nel mentre che ammiro e lodo la vostra sincerità nel sapere che voi non vi sentite a supplicare lo Sposo delle anime, affinchè mi spezzasse questi vincoli che avvinto mi tengono a questo corpo, non posso nascondere che tale nuova è una spada che mi trapassa il cuore, causa la mia agonia... Deh! perchè negarmi questa carità? Non oso chiamarvi più crudele, perchè site stata sincera, ma per le viscire di misericordia del Dio incarnato sforzatevi di farlo in avvenire; altrimenti vi renderete una assassina Sarò solo nel pregare per un tal fine! Non sarò mai esaudito avendo il cuore infangato di colpe ed una lingua resasi sacrilega al sommo grado." (12-12-1914)

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"Quella vostra espessione: "a me sembra che la fine del tuo terrestre asilio non sia lontano", mi ha fatto uscire, nel leggerla, fuori di me stesso. Mi ha arrestato nella lettura della vostra lettera; mi sentii per un istante alleggerire le mie sofferenze che sono insostenibili; i polmoni me li sento alquanto dilatarsi e respirare quasi un'aria pura e refrigerante; quest'aria vivificante me la son sentita penetrare per tutte le fibre del corpo, correre per le vene, avvivare ogni globulo, ogni molecola del sangue (...). La morte me la sento netta, piena di elasticità, il cuore libero e largo come il mare; i pensieri molesti, le cure pungenti, le noie della vita, tutto quel fascio di amarezze, di fastidi, di seccature, di disinganni, di pene, che affannano l'anima mia, quasi per incanto me le sentii sparire, non le ricordavo nemmeno." (14-01-1916)

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L'amicizia

"Ora addio, mio caro e buon padre, chi sa se mi sarà concessa la grazia di rivederti nuovamente; non vi mando un bacio poichè è troppo poco per le fatiche sostenute per me, ma sibbene vi mando tutto quello che ho nel cuore per voi ossia una tenerezza infinita." (genn. 1912)

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"Parlatemi, padre, al riguardo e non tacete; voi solo degli uomini forse mi rimanete ancora. Gesù vi raddoppierà i meriti pel cielo" (16-02-1915)

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"Alle prove vecchie di cui già sapete, se ne è aggiunta un'altra di nuovo genere: quella di essere di peso e di disgusto a tutti, ai fratelli specialmente. Non vi è quasi fondamento, eppure questa prova mi cruccia, mi tortura e non mi lascia un solo istante godere la pace dello spirito. E' tanto acuta questa prova, che in questi giorni, nel colmo dell'amarezza, mi è sfuggito dalla bocca: "se vi sono di peso, se il mio operare non vi soddisfa, ditemelo chiaro, per carità, che così andrò altrove a chiedere ospitalità". Padre mio, immaginate da questo quanto mi fa soffrire questo nuovo genere di prova. da ieri mattina in qua mi sento più trafitto, ma un po' più calmo e quasi un po' sgravato da quel cupo e tenebroso martirio e tutto questo in grazia del Signore e dell'abbondanti lagrime che vado versando" (03-06-1921)

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"Quante cose vorrei dirvi, mio carissimo padre; quanto è forte ed imponente il bisogno del cuore di sfogarsi con voi!" (10-10-1917)

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Questi brani sono tratti da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I, corrispondenza con i direttori spirituali, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 1973, 2^ edizione

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