LE PAROLE - pag. 5

Sincerità

"Si figuri poi - risponde a padre Benedetto - se è mio desiderio di ritornarmene in convento. Il maggiore dei sacrifici che ho fatto al Signore è stato appunto di non aver potuto vivere in convento. Però non credo mai che ella vorrà assolutamente che io debba proprio morire. In casa è vero che ho sofferto e sto soffrendo, ma non mi sono mai reso impotente in adempiere il mio ufficio, il che non è stato mai possibile in convento. Se si trattasse di soffrire solo, benissimo. Ma l'essere di peso e di fastidio agli altri senza altro risultato se non quello della morte, non saprei che rispondere. Del resto parmi che anche io ho tutto il dovere e il diritto di non privarmi direttamente della vita a 24 anni. Il Signore pare che così vuole" (08-09-1911)

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"Mi duole non poco d'aver scritto varie volte al provinciale, non senza mio sacrifizio, mandadogli anche le spese di medicina, senza ricevere risposta. In avvenire, perdonate babbo mio, se vi manco di rispetto su questo punto, non gli manderò le spese di medicina. Il provinciale si serva pure di me come meglio gli pare e piace; ma lasci in pace la mia famiglia che continuamente si dissangui per me senza dolersene affatto. Vi raccomando la massima secretezza su questo punto poichè è stato uno sfogo di un figlio con un buon padre" (Scrive Padre Pio a Padre Agostino nel genn. 1912)

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Affabilità

"Mi rammarico soltanto che, senza volerlo e senza avvertirlo, qualche volta mi accade di alzare un pò la voce in ciò che riguarda la correzione. Conosco essere una debolezza riprovevole, ma come fare per poterla evitare, se mi accade senza accorgermene? Eppure prego, gemo, mi lamento con nostro Signore per questo, ma non ancora mi esaudisce a pieno. E nonostante tutta la vigilanza che vi pongo in questo, qualche volta mi tocca fare quello che pur troppo io aborrisco e voglio evitare" (14-06-1920)

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"Il tutto si compendia in questo: sono divorato dall'amore di Dio e dall'amore del prossiomo (...). Credetemi pure, padre, che delle sfuriate, che alle volte ho fatto, sono causate proprio da questa dura prigionia, chiamiamola pure fortunata. Come è possibile vedere Dio che si contrista pel male e non contristarsi parimenti? Vedere Dio che è sul punto di scaricare i suoi fulmini e per pararli altro rimedio non vi è se non alzando una mano a trattenere il suo braccio, e l'altra rivolgerla concitata al proprio fratello, per un duplice motivo: che gittino via il male e che si scostino, e presto, da quel luogo dove sono, perchè la mano del giudice è per scaricarsi su di esso? Credete pure, però, che in questo momento il mio interno non resta punto scosso e menomamente alterato. Non sento altro se non di avere e di volere quello che vuole Dio. Ed in lui mi sento sempre riposato, almeno con l'interno sempre; coll'esterno qualche volta un pò scomodo." (20-11-1921)

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"Madama dolcezza pare che vada un pò meglio, ma non sono neppure io soddisfatto. Ma non voglio perdermi d'animo. Sono tante, padre mio, le promesse che ho fatto a Gesù ed a Maria. Io voglio questa virtù mediante il loro aiuto ed in ricambio, oltre a mantenere le altre promesse fatte loro, ho promesso ancora di formarne oggetto delle mie assidue meditazioni ed ancora assiduo soggetto delle mie insinuazioni alle anime. Vedete, dunque, padre, che non me ne rimango indifferente nella pratica di questa virtù. Aiutatemi con le vostre e con le altrui prghiere." (23-10-1921)

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La Vocazione

"Tutto quello che avviene in voi è affeto di amore, è prova, è vocazione a corredimere, e quindi è fonte di gloria (...). MOMINUS TECUM. Egli, l'amore paziente, penante, smanioso, accasciato, pesto e strizzato nel cuore, nelle viscere, tra l'ombre della notte e più della desolazione nell'orto di Gtsemani è con voi associato al vostro dolore e soociandovi al suo. Ecco tutto, ecco la verità e la sola verià. La nostra non è neppure una purga, ma una unione dolorosa. Il fatto della ferita compie la passione vostra come compì quella dell'Amato sulla croce" (27-08-1918; risposta di Padre Benedetto alla lettera di San Pio del 21 con la quale il Santo gli raccontava il fenomeno mistico della transverberazione.)

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"Io in me veggo del mistero; continuamente mi dolgo dei commessi peccati; continuamente propongo di non commetterli mai più, continuamente ci ho una volontà risoluta a non più peccare; eppure, mi duole il dirlo, con il sangue agli occhi, che con tutto questo sono ancora imperfetto, e sembrami che spesso spesso do disgusto al Signore. Alle volte mi viene una disperazione grande perchè mi sembra quasi impossibile che Gesù debba perdonarmi tanti peccati (...). O, che lavoro è mai questo? Me lo spieghi un pò. Ma tutto questo mi succede senza avvedermene, poichè la volonta di discutare anche lievemente Iddio non ce l'ho affatto" (02-09-1911)

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Questi brani sono tratti da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I, corrispondenza con i direttori spirituali, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 1973, 2^ edizione

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