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La vocazione

"Quanta è grande, o padre, la mia sventura! Chi potrà comprenderla? Conosco benissimo d'essere io un mistero a me stesso, non so comprendermi. (17-10 1915)"

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"Quante cose vorrei dirvi, o padre, ma non il posso: riconosco d'essere un mistero a me stesso. (Da San Pio a Padre Agostino 17-03-1916)"

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"Ti siano rese infinite lodi e ringraziamenti, o mio Dio. Ma tu qui mi ascondesti agli occhi di tutti, ma una missione grandissima avevi fin dall'ora affidata al tuo figlio. Missione che a te ed a me solo è nota (...). Ho Dio! fatti sempre più sentire al povero mio cuore e compi in me l'opera da te incominciata. Sento intimamente una voce che assiduamente mi dice: santificati e santifica. (Novembre 1922)"

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Collaboratore di Cristo Redentore

"Altre volte poi, senza che neppure vi penso, mi si accende nell'anima un vivissimo desiderio di possedere intieramente Gesù, ed allora con una chiarezza tale, che il Signore comunica all'anima mia, e che io non so ritrarla in iscritto, mi fa vedere, come in uno specchio, tutta la mia vita futura non essere altro che un martirio. (lett. 130: giugno 1913)"

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"Soffro e soffro assai, ma, grazie al buon Gesù, sento ancora un altro po' di forza; e di che cosa non è capace la creatura aiutata da Gesù? Io non bramo punto di essere alleggerita la croce, poichè soffrire con Gesù mi è caro; nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia. Sento però nel mio cuore il grave bisogno di gridare sempre più forte a Gesù col dottore della grazia: Da quod iubes, et iube quod vis. Quindi mio caro padre, l'idea del mio soffrire non metta nè sulla vostra fronte, nè nei vostri occhi, un'ombra che potrebbe rattristare il vostro cuore. Si, non piangiamo, babbo mio; è d'uopo celare, finalmente, le nostre lacrime a colui che le manda, a colui che ne ha versate e ne versa tutti i giorni per l'ingratitudine umana. Egli si sceglie delle anime e tra queste, contro ogni mio demerito, ha scelto anche la mia per essere aiutato ne grande negozio dell'umana salvezza. E quanto più queste anime soffrono tanto più si alleggeriscono i dolori del buon Gesù. Ecco tutta la ragione perchè desidero soffrire sempre più e soffrire senza conforto; e di ciò ne faccio tutta la mia gioia. (20-09-1912)"

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"Nella mia debolezza il Signore mi consola; e mi fa esultare "nella mia infermità". Credete pure, padre mio, che delle sofferenze me ne fo una felicità. Gesù stesso vuole le mie sofferenze, ne ha bisogno per le anime. Ma mi domando quale sollievo potrò dargli con le mie sofferenze?! Quale destino! Oh il dolcissimo Gesù a quanta altezza a sollevato l'anima mia?" (14-10-1912)

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"In questi giorni tanti solenni per me, perchè feste del celeste Bambino, spesso sono stato preso da quegli eccessi d'amore divino, che tanto fanno languire il mio povero cuore. Compreso tutto della indignazione di Gesù verso di me, gli ho rivolto la solita preghiera con più confidenza: "Oh Gesù, potessi amarti, potessi patire quanto verrei e farti contento e riparare in un certo modo alle ingratitudini degli uomini verso di te!" Ma Gesù mi ha fatto sentire assai più la sua voce al mio cuore: "Figlio mio, l'amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito e più acuto lo sentirai nel corpo". Qeste parole restano, padre mio, oscure per me (...). Sento che Gesù mi va ripetendo: "Coraggio che dopo la battaglia viene la pace". Fedeltà e amore dice che mi occorrono. Sono pronto a tutto, pur di fare la sua volontà. Pregate solo, ve ne supplico, che quest'altro pò di vita che mi resterà lo spenda a sua gloria e che lo faccia scorrere questo tempo a quella guisa che si propaga la luce" (Da San Pio a padre Agostino 29-12-1912)

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"Gesù mi dice che nell'amore è lui che diletta me; nei dolori invece sono io che dilletto lui. Ora desiderare la salute sarebbe andare in cerca per me e non cercare di sollevare Gesù. Sì, io amo la croce, la croce sola; l'amo perchè la vedo sempre alle spalle di Gesù. Ormai Gesù vede benissimo che tutta la mia vita, tutto il mio cuore è votato tutto a lui ed alle sue pene. Deh! padre mio, compatitemi se tengo questo linguaggio; Gesù solo può comprendere che pena sia per me, allorchè mi si prepara davanti la scena dolorosa del Calvario. E' parimenti incomprensibile che sollievo si dà a Gesù non solo col compatirlo nei suoi dolori, ma quando trova un'anima che per amor suo gli chiede non consolazioni, ma sibbene di essere fatta partecipe dei suoi medesimi dolori. Gesù, quando vuol darmi a conoscere che mi ama, mi dà a gustare della sua passione le piaghe, le spine, le angoscie... Quando vuol farmi godere, mi riempie il cuore di quello spirito che è tutto fuoco, mi parla delle sue delizie; ma quando vuole essere dilettato lui, mi parla dei sui dolori. m'invita con voce insieme di preghiera e di comando, ad opporre il mio corpo per alleggerirgli le pene. Chi gli resisterà? Me ne avvedo che troppo l'ho fatto soffrire per le mie miserie, troppo l'ho fatto piangere per la mia ingratitudine, troppo l'offesi. Non voglio altri che Gesù solo, non desidero altro ( che è lo stesso desiderio di Gesù ) che le di lui pene. Lasciatemelo dire, chè nessuno ci sente, sono disposto anche a restere privo per sempre delle dolcezze che Gesù mi fa sentire, son pronto a soffrire che Gesù mi nasconda i suoi belli occhi, purchè non mi nasconda il suo amore, che ne morrei. Ma essere privato di soffrire non mi sento, mi manca la forza. Forse io non mi sono ancora bene espresso riguardo al segreto di cotesto soffrire. Gesù, uomo di dolori, vorrebbe che tutti i cristiani l'imitassero. Ora Gesù questo calice l'offrì ancora a me; io l'accettai, ed ecco perchè non me ne risparmia. Il mio povero patire vale a nulla; ma pure `????Gesù se ne compiace, perchè in terra l'amò tanto. Quindi in certi giorni speciali, in cui egli maggiormente soffrì su questa terra, mi fa sentire ancora più forte il patire. Ora non dovrebbe questo solamente bastare per umiliarmi e cercare di essere nascosto agli occhi degli uomini, perchè sono stato fatto degno di patire con Gesù e come Gesù?" (01-02-1913)

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Questi brani sono tratti da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I, corrispondenza con i direttori spirituali, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 1973, 2^ edizione

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