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"Durante questo avvenimento ebbi tempo di offrirmi tutto intiero al Signore per la stesso fine che aveva il Santo Padre nel raccomandare alla Chiesa intiera l'offerte delle preghiere e dei sacrifizi. E non appena ebbi finito di ciò fare, mi sentii piombare in questa sì dura prigione che mi si richiudeva dietro. Mi sentii stretto da durissimi ceppi, e mi sentii subito venir meno alla vita. Da quel momento mi sento nell'inferno, senza alcuna sosta nemmeno per un istante." (27-07-1918)

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Origine e storia dell'Epistolario

"Sarei poi per pregarvi - scrive a padre Benedetto - che nell'usarmi la carità di scrivermi, aggiungiate ancora l'altra carità di scrivermi assai a lungo." (21-04-1915)

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"Scrivetemi, quando Gesù il vuole, e sempre a lungo; le vostre risposte sui tanti problemi, dubbi e difficoltà io le aspetto come luce di paradiso, come rugiada benefica su pianta assetata." (21-04-1915)

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"Rispondetemi, o padre, oso pregarvi, e subito. Non mi abbandonate, per carità; la mia lampada oscilla, sta per spegnersi. Se è necessario l'alimento, la vostra santa parola e le vostre ardenti preghiere lo facciano per carità. Mi permetto ancora pregarvi di scrivermi e di scrivermi a lungo e non fare come avete fatto ultimamente. In contrario, preferisco l'assoluto silenzio, che voi non lo farete giammai. Mi accorgo che metto a dura prova la vostra pazienza; ma sopportatemi ancora, Gesù ve ne darà eterna ricompensa." (04-08-1915)

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"Sento in cuor mio un grande desiderio di dirvi tante cose, tutte di Gesù; ma (...) la vista non mi accompagna." (21-03-1912)

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"Sono stato sempre nemico della doppiezza, ed ora mi si accusa che per iscusarmi ho ricorso alla menzogna, solo perchè dico la verità di essere quasi impossibilitato a scrivere. Non fu mia intenzione, padre mio, il disubbidirvi nell'aver fatto trascorrere tanto tempo senza scrivervi. A me mi si ordina il riposo completo della vista." (21-10-1912)

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" Immagino che lei non è contento della narrazione in generale del mio stato interno, ma, padre mio, la vista mi vuol privare anche di quest'ultimo, cioè di narrarle minutamente il mio stato interno. Iddio sa quanto sconquasso mi porta dopo aver scritto un po'." (31-03-1912)

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"Era già da assai tempo che avrei desiderato scrivervi; ma barbablù me l'ha impedito. Ho detto che me l'ha impedito, parchè ogni volta che mi determinavo a scrivervi ecco che un fortissimo dolore di testa mi assaliva, che sembrava che lì per lì si fosse per spezzare, accompagnato da un acutissimo dolore nel braccio destro, impossibilitandomi a tener la penna in mano." (09-08-1912)

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"Sapete dove si è appigliato il diavolo? Egli non voleva che nell'ultima mia lettera inviatavi vi fosse tenuto informato della guerra che lui mi muove. E siccome io, secondo il mio solito, non volli dargli ascolto (...), essi ( dico essi, perchè era più di uno, sebbene uno solo parlasse ) mi si buttarono addosso maledicendomi e picchiandomi fortemente, minacciandomi di distruggermi, se non mi decidevo a mutare idea riguardo alle nostre relazioni." (14-10-1912; cfr. lett. del 13-12-1912)

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"Cosa dirvi del mio spirito? Troppo lungo sarebbe il dirvelo e il tempo mi manca. Solo vi prego di pregare e far pregare per me il buon Gesù, affinchè si compia su di me sempre e tutta la sua santissima volontà." (25-08-1920)

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"Il lavoro che mi preme e mi opprime continuamente senza interruzione, sia di giorno che di notte, ed i miei mali fisici, che da più giorni si vanno accentuando ( ... ). Lavoro sempre sopra dolore ed il lavoro è tanto che non mi da mai tempo di piegarmi sopra me stesso, ed è un vero miracolo se non perdo la testa." (14-03-1921)

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Questi brani sono tratti da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I, corrispondenza con i direttori spirituali, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 1973, 2^ edizione

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